La storia della fattoria didattica

La storia della fattoria didattica
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Per una storia della fattoria didattica: ecco dove è nata,
come e quando si è sviluppata.
Qualche dato sulla diffusione delle fattorie didattiche, sulla loro presenza in Italia e sulle associazioni del settore.

La prima fattoria didattica spunta nelle fredde terre del nord.

È nei paesi scandinavi che la prima Fattoria didattica vide la luce, verso gli inizi del XX sec. In Norvegia, Svezia e Danimarca era già usanza allora insegnare a chi viveva in città la vita di campagna. Fu il movimento Club 4H a dare ispirazione e spinta allo sviluppo delle fattorie didattiche, le quattro 'h' rimandano alle parole inglesi head, health, hearth e hand (head-testa, health-salute, heart-cuore e hand-mani).

L'espansione in Europa: è germogliato il seme del "learn to do by doing".

“Impara facendo”, questo lo slogan portato avanti dal Club 4H e che piano piano inizia a diffondersi in Europa arrivando verso gli anni settanta nei paesi del mar mediterraneo.

Se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere, dopo la seconda guerra mondiale il governo tedesco istituì dei luoghi d'incontro, gli “Aktivspielplätze”, perché i giovani tedeschi che abitavano in città potessero conoscere direttamente gli animali della fattoria e la campagna.

Nello stesso periodo nasce nei Paesi Bassi una fondazione nazionale che inizia a promuovere il progetto delle “City Farms”, in collaborazione con il Ministero dell'Agricoltura.

Anni settanta: le City Farm passano lo stretto.

Dal 1970 le City Farm attraversano la Manica e iniziano a svilupparsi anche nella vicina Gran Bretagna. Oltre all'intento pedagogico i britannici si avvalsero del progetto delle City Farms anche per recuperare siti abbandonati o per unire gruppi di giardini familiari e fattorie urbane. L'educazione alla vita di campagna entra a piè pari nella cultura Europea.

Anni novanta: lo sbarco in Italia.

È la Romagna la mamma della prima Fattoria Didattica italiana, nata dal progetto di un gruppo permanente di fattorie didattiche denominato Alimos. Una società senza fini di lucro, composta di agronomi e agrotecnici, che opera dal 1967 nel nostro paese. Obiettivi di Alimos sono favorire i processi di innovazione del settore ortofrutticolo, sostenere la tutela ambientale e diffondere una nuova cultura alimentare.

Nel 1997 viene fondata la “Rete delle Fattorie Didattiche Romagnole”, per opera di Alimos e di diversi imprenditori agricoli nella provincia di Forlì-Cesena.

L'anno seguente, il 1998, la Regione Emilia-Romagna e le sue nove Province hanno avviato il progetto “Fattorie Aperte e Fattorie Didattiche”. Un'iniziativa che oggi conta oltre 300 fattorie accreditate, che hanno sottoscritto la "Carta della Qualità" e hanno personale che ha frequentato corsi di formazione specialistica.

La Carta della Qualità della Regione Emilia-Romagna

Si tratta del primo documento in Italia che evidenzia i requisiti da soddisfare per garantire un'accoglienza qualificata ai visitatori delle Fattorie didattiche e ottenere la qualifica di fattoria didattica. Altre regioni, come Lombardia e Veneto, hanno col tempo preso spunto dall'Emilia-Romagna e oggi adottano analoghe carte dei principi.

Con l'inizio del nuovo millennio, all'impegno di Alimos per la diffusione delle fattorie didattiche nel nostro paese si sono aggiunte iniziative importanti da parte del Consorzio Agriturismo Piemonte e del Consorzio Agrituristico Mantovano.

Dall'ultimo censimento realizzato da Alim le fattorie didattiche accreditate (a livello regionale e/o provinciale) risultano concentrate soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Puglia.

La City Farm si certificano

In tutti i progetti intrapresi nei diversi paesi del vecchio continente si può riconoscere uno scopo comune: creare un rapporto collaborativo e continuo tra mondo agricolo e scuola. Le federazioni e organizzazioni nazionali si sono riunite nel 1990 in una rete europea, la European Federation of City Farms (EFCF).